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Presentazione sintetica di Acquaviva la sua storia, il suo Patrimonio

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E' molto probabile che le origini di Acquaviva delle Fonti siano comuni a quelle di altri antichi villaggi, noti grazie alle ricerche archeologiche, e presenti sul proprio territorio comunale, come gli insediamenti peuceti, ricordati anche nella tradizione orale, di Ventauro e di Salentino. Gli scavi svolti nella Cattedrale e nella contigua Piazza dei Martiri del 1799 hanno, infatti, restituito, fra i tanti, reperti ascrivibili alla stessa "cultura" degli insediamenti succitati, dimostrando così la presenza nell'attuale contesto urbano di una frequentazione di epoca peuceta (almeno IV sec. a.C.).
Il toponimo "Aquevive" compare nelle fonti scritte medievali fra XI e XII sec. quando la città è infeudata al conte normanno Cornulo. Con l'Unità d'Italia si è poi reso necessario aggiungere "delle Fonti" per evitare confusione con altre città omonime.
Nei secoli finali del medioevo le vicissitudini della città seguono le sorti di gran parte della regione: alla dominazione dei feudatari normanni, seguirà quella della dinastia sveva, agli angioini le rivolte baronali e le guerre dinastiche che porteranno all'avvento degli aragonesi.
Il XVI secolo, epoca in cui Acquaviva è signoria dei duchi d'Atri "Acquaviva d'Aragona", rappresenta uno dei periodi di maggior floridezza della città: a quest'epoca si fanno risalire la costruzione della Cattedrale, la risistemazione del castello in Palazzo Signorile, l'edificazione del "Sedile" (attuale Torre dell'Orologio), la realizzazione della grande Piazza (oggi Piazza dei Martiri del 1799), l'ampliamento o l'avvio della costruzione di importanti complessi monastici come S. Benedetto, S. Francesco, S. Maria Maggiore.
Nel 1614 il marchesato di Acquaviva, all'epoca sotto la signoria di Alberto Acquaviva d'Aragona, per insolvenza dei debiti dello stesso, fu messo in vendita. Mezzo secolo di alterne vicende portarono il feudo, nel 1664, nelle mani di una ricca famiglia di banchieri genovesi i De Mari. Carlo I e i suoi eredi furono signori di Acquaviva per un secolo e mezzo, a essi si deve la trasformazione strutturale del castello in un vero e proprio Palazzo Principesco dalle forti ascendenze barocche.
La città di Acquaviva fu tra le prime del regno ad accogliere gli ordinamenti repubblicani, cosa facilmente spiegabile se si pensa al fatto che alla fine del XVIII sec. fioriva un cenacolo di uomini illustri, di estrazione medio-alta, che introdussero le nuove idee rivoluzionarie. Francesco Antonio Pepe fu addirittura eletto membro del Governo Provvisorio insediatosi a Napoli all’entrata delle truppe francesi. Il 5 febbraio 1799 la cittadinanza riunita nella pubblica piazza decide di piantare l’Albero della Libertà a memoria dell’abolizione dell’antico servaggio. Il 31 Marzo, nonostante l’eroica resistenza dei repubblicani asserragliati nelle mura, grazie ad un tradimento, le truppe sanfediste irrompono in città e si dedicano al massacro e alle depredazioni. I sostenitori delle idee rivoluzionarie furono trucidati e bruciati sotto l’Albero della Libertà.
Lo stemma comunale raffigura, su sfondo azzurro, una fontana monumentale d’argento a due vasche sovrapposte e a due zampilli cadenti dai due lati.
L'evoluzione storico-antropologica del territorio non può prescindere dal sistema delle "lame", a esso sono strettamente connesse le evidenze relative alle prime tracce di popolamento del territorio (si ricordano il contesto del Paleolitico superiore della Grotta di Corto Martino, nonché le stazioni dell'età del Bronzo a Monticelli, Lago dell’Arciprete e Parco Procino). All'acqua e al suo sfruttamento sono riconducibili gli insediamenti peucezi delle località Salentino, Ventauro e Conetto, che gravitavano nel comprensorio dell'insediamento di Monte Sannace (Gioia del Colle). Per la sua posizione strategica, il territorio di Acquaviva è molto probabilmente interessato dall’attraversamento dell’antico percorso dall'Adriatico (Bari) verso l’area jonica (Taranto), poi ‘via per compendium a Varis Tarentum’. Importante la presenza segnalata di insediamenti produttivi di Età Romana (località Baronaggio, Il Monte e Masseria Capitolo).
L'economia basata su un uso agricolo-pastorale del territorio, fondata sulla villa (fattoria romana) prima ed evolutasi in epoca medioevale nelle masserie, si protrae ininterrottamente fino agli inizi del XX secolo. Il sistema dei tratturi ufficiali, e dei tratturelli locali, ne costituisce l'infrastruttura di collegamento, le masserie, le poste, gli jazzi, le piscine, ecc. quella dei servizi.
Fondamentali, per l'economia e per l'evoluzione del paesaggio, le quotizzazioni di vaste aree nella parte meridionale del territorio appartenenti un tempo alla chiesa o al demanio, realizzate fra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento (Difesa della Terra, Cortomartino, Monticelli, Marchesana).

A cura di Austacio Busto

 

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