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Chiese del centro antico

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ll Centro Antico, di cui si avviano i primi passi per un progetto di Piano di Recupero, è costellato dalla presenza di numerose chiesette e cappelle, piccole gemme d'arte spesso sede di antiche congregazioni; altrettanto numerosi sono i pozzi sorgivi pubblici, non più utilizzati ma al centro di un progetto di recupero e valorizzazione recentemente finanziato dal GAL SEB. Di particolare interesse l'unico tratto parzialmente conservato della cinta muraria abbattuta a metà dell'800, il cosiddetto Muro S. Angelo, e le porte di accesso alla città - Porta S. Pietro, a Nord, Porta dell'Ospedale, a SudEst.

Di particolare pregio è la chiesa di San Benedetto, il cui anno di fondazione è collocato tra il 1570 e il 1590. La fondatrice fu la “reverenda Madre donna Agata Acquaviva D’Aragona degli illustri Conti di Conversano”  in quell’epoca feudatari d’Acquaviva. Lo stile della chiesa è Tardo rinascimentale – Barocco. La facciata è bipartita: la sezione inferiore è in pietra, quella superiore in tufo. Le colonne sono di ordine toscano (Rinascimentale). Su di esse poggia una corretta trabeazione con la simbologia abaziale (mitra, e pastorale, ostensorio, eucarestia ecc.). Sul portale, domina la statua di San Benedetto con accanto il corvo contornata da ricca decorazione a festoni tipico motivo barocco. Accanto alla facciata si erge il campanile tutto in pietra. Esso poggia su un basamento formato da due sezioni: l’una di ordine toscano, l’altra con pilastri bugnati di ordine composito. All’interno un altare in legno intarsiato che riprende il tipico altare in pietra del barocco leccese, di rilevante valore, dedicato alla Madanna delle Grazie, con al centro un affresco su intonaco raffigurante la Madonna col Bambino; l’altro, sormontato da una grande tela, raffigurante la Deposizione di Gesù con ai lati S. Benedetto e S. Bernardo ed in ginocchio Santa Scolastica.

Di rilievo anche la chiesa dell’Immacolata Concezione, che sorse nel 1606 grazie alle numerose richieste da parte dei nobili acquavivesi al feudatario Giosia Acquaviva. Oltre al ricercato e prezioso settecentesco altare principale, che si erge su tre scalini marmorei e presenta un pregiato lavoro di intarsio con i marmi, nella cappella trovano posto numerose opere pittoriche tra cui spicca in particolar modo la pregevole tela, collocata nel 1608 sull’altare maggiore originario, commissionata al pittore fiammingo Gaspar Hovic, che raffigura l’Immacolata dallo sguardo pudicamente abbassato e le braccia spalancate in segno di protezione, racchiusa in una mandorla luminosa contornata da un folto corteggio di cherubini. Sullo sfondo in basso, i simboli delle litanie lauretane (da sinistra: sole, ianua coeli, torre, palma, olivo, fontana, specchio, pozzo, roseto, tempio, cipresso, albero, scale, stella, luna) e una città con mura e torri (potrebbe essere la stessa Acquaviva). Sulle pareti laterali e sulla controfacciata si trovano dipinti che raffigurano episodi della vita della Vergine.

Di grande pregio anche il monastero e la chiesa di S. Chiara, la cui datazione è attribuibile al 1661. La facciata, completata nella seconda metà del 600 si presenta divisa in due ordini: l’ordine inferiore risulta dalla fusione di elementi dorici – toscani ed elementi corinzi; nella trabeazione compaiono triglifi e metope decorate con formelle floreali, tranne le due centrali decorate con figure grottesche; l’ordine superiore è misto per la presenza di elementi dorici e jonici. La trabeazione è costituita da un semplice cornicione. Il portale è tipicamente seicentesco, sormontato da un frontone spezzato da una nicchia contenente la statua in pietra di Santa Chiara. La chiesa è a pianta centrale allungata con decorazioni a stucchi secenteschi che rivestono tutto l’ambiente. All’interno si erge l’altare maggiore in marmi policromi di squisita fattura secentesca, sormontato dalla pala d’altare della Madonna con Bambino che appare a S. Francesco e Santa Chiara, opera ad olio su tela, attribuibile a Carlo Rosa, risalente ed un anno non inferiore al 1643. A destra dell’altare maggiore, è visibile un’altra pala di Sant'Oronzo e due angeli anch’essa attribuibile allo stesso Rosa. Sulla stessa parete troviamo l’altare- reliquiario in stucco tipico barocco con al centro quattro nicchie racchiudenti i quattro busti reliquari degli evangelisti, in legno policromo recentemente restaurati, che incorniciano il grande crocifisso ligneo intagliato e indorato. Sul lato sinistro dell’altare centrale abbiamo invece il dipinto raffigurante la “Natività con adorazione dei pastori”, opera seicentesca fatta eseguire da un ignoto pittore, databile intorno alla prima metà del XVII secolo. Il pavimento della chiesa è ricoperto da bellissime maioliche napoletane decorate a mano; dinanzi all’altare centrale vi è una composizione di sedici piastrelle che raffigurano un pellicano che, colpendo il proprio petto, fa sgorgare il suo sangue alimento per i propri figli, simbolo religioso associato al Cristo che da il suo sangue per la salvezza dell’umanità, rintracciabile su diverse pissidi, paramenti sacri e tabernacoli, come quello dell’altare maggiore della Cattedrale.

La chiesa più antica del Centro storico è invece la graziosa chiesa "Sant'Angelo", da cui prende il nome anche uno dei più caratteristici angoli della città, il "Muro Sant'Angelo".  Intitolata alla Madonna della Libera presso il borgo antico della città chiamato «Civita», doveva far parte dell’antico casale S. Angelo, sorto su un piccolo colle ed isolato da altri fabbricati. La chiesa venne costruita intorno al X o XI secolo e risultò attiva fino alla metà del 1600. Intorno ai primi anni del 1700, il piccolo edificio era quasi crollato perciò nel 1714 venne ricostruito per volontà del Canonico D. Giovanni Antonio Annecchino. La cappella subì diversi rifacimenti: alla fine del 1880 venne nuovamente restaurata. In quest’occasione fu sostituito il pavimento, ricoperto con mattoni in terracotta, con altri in ceramica finemente lavorati, provenienti dalla cattedrale. Forse fu fatta la volta a botte in tufo, sostituendo le capriate in legno. Fu anche demolito il piccolo altare laterale che custodiva il quadro della Madonna della Libera. Questo venne poi sistemato sopra l’altare maggiore. La chiesa si erge ancor oggi al centro del borgo e ha una facciata semplice a capanna come nella tradizione tardo medioevale. Non ci sono ornamenti esterni, ma la scansione ritmica viene data dalle due aperture: la porta d’ingresso e la finestra; fra queste è inserita una minuscola nicchia che conteneva la statua dell’Arcangelo Michele, opera trafugata.

Vi sono all’interno quattro arcate - due per lato - contenenti tele settecentesche che descrivono scene di vita della Vergine. Nella zona presbiterale, dietro l’altare maggiore è ubicata la pala d’altare di San Michele Arcangelo che scaccia i demoni, probabilmente commissionata nel 1714 dall’Annecchino la quale doveva sostituire un altro quadro di S. Michele che era collocato sull’altare maggiore della chiesa «benchè vi si attende il nuovo». Ancora dietro l’altare è presente un bancone-armadio seicentesco, in legno intagliato con cassetti decorati a racemi. Sull’altare centrale in pietra è posta l’icona cinquecentesca della Madonna della Libera.

In via Abrusci, un tempo corso principale della città, la "Rua Longa" che collegava la Porta Nuova con la Porta San Pietro, sorge invece la chiesetta di San Rocco, fondata intorno al XIII secolo e utilizzata come luogo di sepoltura dalla famiglia Latilla, nobili proprietari e importanti benefattori di Acquaviva, che prendevano parte lì a matrimoni e battesimi.  Sopra la porta d’accesso è affrescata un’immagine di San Rocco, all’interno, in una nicchia ricavata nella parete di sinistra è collocata una statua in pietra di San Nicola di Bari, risalente con probabilità al XIII secolo. Accanto alla nicchia, sulla parete, si trova un frammento lapideo con la seguente iscrizione: “LUS FABRICARE […] CORPUS CON 1424”, probabile reliquia della lapide di fondazione parzialmente distrutta nel corso dei lavori di restauro che la chiesa avrà subito nel tempo. Sull’altare è collocata una pala policroma scolpita raffigurante la Vergine con Bambino tra i Santi Rocco e Sebastiano, firmata “Paulus Catalano 1504”.

Di notevole importanza, nel centro storico, anche la chiesa di Sant'Agostino, che ospita preziosi mosaici dell'artista ungherese Janos Hajnal.

Di notevole interesse, fuori del centro storico, la chiesa di San Domenico, la cuj fondazione si deve al Signore di Acquaviva Paride Pinelli intorno al 1617, la Cappella della Madonna del Carmine, con la volta a trullo e un affresco rappresentante la Natività del '500. La Chiesa di Santa Maria Maggiore, invece, è in stile francescano. Lo stile, inizialmente rinascimentale, fu poi modificato dall'aggiunta di stucchi barocchi. Ospita un antico organo del '700, con fiori e fregi barocchi, ricoperto in oro zecchino; l'antica tela della Beata Vergine Maria, ritenuta secondo alcune fonti, la più antica tela della città di Acquaviva, e altre importanti opere pittoriche, alcune delle quali del pittore slavo di scuola fiamminga Gaspar Hovic.

 

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